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  • 25 October _ 3 November 2017

    Un percorso lungo quaranta immagini in cui si mescolano quattro differenti modi visuali e tecnici: Angela Di Finizio e Eleonora Pecorella che scattano a colori, e l’australiano Jim Griffiths e il turco Ferhat Celik, che lavorano in bianco e nero, questo incontro reso possibile dal medesimo interesse a leggere, comprendere e proporre visivamente la propria interpretazione dell’esistente nei luoghi e nelle persone rintracciate durante viaggi in destinazioni più o meno remote del globo, dalle peculiari abitudini del Giappone alle distese siderali della Mongolia, dall’esotico e colorato Vietnam alle forme a noi più consone del mondo occidentale, dagli Stati Uniti alla nostra Europa. 

    “La fotografia è un relais che, al pari di una marea, si alza fin quasi a librarsi nell’empireo o si immerge senza remore ad esplorare le sentine della vita. Pertanto, nel primo caso, la fotografia quasi si dimentica della propria natura d’origine, e c’introduce alla contemplazione pura, disinteressata, verginale. Questa forma di fotografia possiede un potere catartico eccezionale, libera la mente dalle preoccupazioni contingenti e può affrontare le miserie esistenziali trascendendole. Nel secondo caso, la fotografia si fa reportage, mestiere, con una propria dignità di tecnica e di professionalità, dandoci gli strumenti per districarci e giudicare con correttezza le occorrenze, le traversìe, i grovigli indigesti della vita. Tuttavia, nel dichiararci così manichei abbiamo dimenticato le sfumature intermedie tra la résis, la testimonianza, e la fuga nell’infinito, e codeste sfumature, con tutta evidenza, sono innumerevoli, e coprono ogni intervallo tra il terra-terra e il celestiale. Sta ad ognuno di noi sceverare e cercarsi tra le miriadi di proposte quelle più consentanee con il nostro temperamento e le nostre aspirazioni. […] 

    I quattro fotografi non formano un’équipe, non perseguono gli stessi obiettivi ed è bene che sia così per la loro individualità, per le origini rispettate, per le ambizioni emotive ed intellettuali. Li accomuna la probità del mestiere, il piacere di lasciarsi sorprendere da luoghi e persone, e la capacità di rispondere creativamente agli stimoli esistenziali accumulati all’istante e nel tempo, ciascuno a suo modo. Molte fotografie sono decisamente splendide, tutto il corpus qui proposto si lascia studiare nel suo insieme con interesse ed ammirazione.”

    (“Conoscersi a Tokio” di Enzo Bilardello, dal catalogo della mostra). 

     

     

    Categoria: Mostre, News

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